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Scosse Elettriche (Riccardo Sinigaglia e Davide Zolli)

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Scosse Elettriche (Riccardo Sinigaglia e Davide Zolli) GIOVEDÌ 13/10 2022
SCOSSE ELETTRICHE
(Riccardo Sinigaglia e Davide Zolli)
jazz rock / psych / avant
“Musiche libere, umorali, all’incrocio tra psichedelia e ritualità, space-rock, krautrock e avanguardia, e sviluppate con un continuo dialogo tra la strumentazione del primo (piano, keyboards, synth) e il drumming del secondo, in una continua alternanza tra picchi (emotivi come montani) e ampie visioni (interiori come dall’alto di una cima).” [SentireAscoltare]
VIDEOCLIP nuovo disco:
https://youtu.be/tGN0U1-IH-Y
VIDEOCLIP 1 disco:
https://youtu.be/8h-dKwtlTSM
BIO:
Raramente il nome di un progetto sonoro suggerisce la sua precisa fisionomia identitaria. Ma nel caso di questa nuova creatura sperimentale di Riccardo Sinigaglia e Davide Zolli, l’analogia è quanto mai perfetta ed evocativa. Le “Scosse Elettriche” sono dunque un insieme di catalizzatori che sprigionano e condensano la natura variegata di energie fantastiche. Il sodalizio mette a frutto non solo l’incontro tra due generazioni differenti di musicisti, ma favorisce soprattutto l’osmosi tra ambiti stilistici di provenienza diversa. La devozione psichedelica dell’ex batterista degli Squadra Omega apporta un solido drumming free-form lisergico, fatto di sincopatismi eccentrici e impazziti, ma dall’incedere secco e preciso; il tocco veterano di Sinigaglia (Futuro Antico, Correnti Magnetiche) impreziosisce per il vibrante fraseggio jazzistico e un controllo eccezionale di ruggenti synth e moog di marca progressiva. Il duo finisce per offrirci un ulteriore interpretazione kosmische del sottile confine tra rock e avanguardia, fondendo elettronica e memorie di piano impressionistico free-jazz, echi minimalisti e di puro krautrock. E’ quasi come se sviluppassero ed ereditassero il sound canterburiano più cosmico dei Gong, sposandolo con influenze dello spirito freak di Ash Ra Temple, Silver Apples o Sensation’s Fix, una certa irriverenza alla Faust e la meditazione infinita di Terry Riley. Il loro è uno space-rock evoluto e turbinoso, che vive di tensioni ascendenti e discendenti, delle masse sonore laminate e vellutate del Farfisa, ma pronte a scatenarsi ed esplodere in spazialità spasmodiche abitate da striscianti percussioni velenose e voci misteriose di flauti. Le “ScosseElettriche” conservano il potere esplorativo e psicologico di certi suoni cari al periodo degli anni’ 70, ma il loro sound inarrestabile e ipnotico gode di quella profonda attualità che fa ancora eccitare i nostri più reconditi sogni liquidi.
SCOSSE ELETTRICHE – ROCK CUT
“La Montagna è il legame fra la Terra e il Cielo. La sua cima unica tocca il mondo dell’eternità e la sua base si ramifica in molteplici contrafforti nel mondo dei mortali. E’ la via per la quale l’uomo può elevarsi alla divinità e la divinità rivelarsi all’uomo.” Questo pensiero, che René Daumal inseriva all’inizio del suo “Il Monte Analogo” del 1952, sembra in totale sintonia con la musica di Riccardo Sinigaglia e Davide Zolli, che proseguono nel solco del puro space-rock tra echi d’avanguardia e kraut-rock. Difatti, se dietro la squisita psichedelia di Rock Cut si nasconde un immaginario di elevate altitudini, non può che esserlo anche in termini visionari. Sono impulsi da scalatori di vette quelli che sembrano regolare la struttura dei suoni; suoni che sono richiami verso l’inaccessibile più alto. E’ il fascino dell’ignoto che rapisce i nostri spiriti ogni qual volta ci si manifestano i fenomeni della natura più selvaggia: l’arrivo improvviso delle nebbie e del vento, i presagi di nubifragi, le aperture di gas vulcanici, i rombi di tuono mantrici al calar della notte, gli odori metamorfici di muschi e licheni e lo scintillio segreto delle pietre, o ancora l’incontro di torrenti ingrossati dagli uragani. In questo senso, la musica delle Scosse Elettriche può evocare questo tipo di immagini e professare ancora una visione organica del mondo naturale. Dal mood sinfonico di celebrazione galattica possiamo discendere nel vuoto solenne delle radure e degli altipiani, fino al deserto di nuove Monument Valley, dove flauti barocchi diventano sciamani Navajo durante cerimonie della pioggia o richiami occulti dei bisonti nelle praterie. L’incedere corposo del drumming e i sonagli atmosferici sembrano tracciare il nostro ritmo di marcia o accentuare l’incertezza dei versanti più scoscesi e pericolosi. Ed è sempre un pendolo tra attesa ed azione, tra senso d’avventura sfrenata e meditazione più silenziosa. Nei momenti più spensierati intorno al fuoco il suono prende derive quasi jazzistiche, quelle in cui può planare il riposo dello spirito stanco, pronto per l’osservazione delle stelle luminose nei cieli più alti dell’Himalaya.
(Andrea VoloMagico Simoniello)
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🎟 ingresso con Tessera Arci 2022/23 + sottoscrizione. Per chi non avesse la tessera, può richiederla qui e ritirarla in sede ⇒ https://portale.arci.it/preadesione/30formiche/
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