da MERCOLEDÌ 24/11 a GIOVEDÌ 25/11 2021

Dal 24 al 25 novembre al Nuovo Cinema Aquila Festival del Cinema Russo 2021. Il Festival è un’iniziativa organizzata dall’Istituto di Cultura e Lingua Russa di Roma in collaborazione con MosfilmSandro Teti EditoreForum di dialogo italo-russoRussia Beyond ItaliaNuovo Cinema Aquila di Roma e Cineteca Italiana di Milano. Le proiezioni sono gratuite. Tutti i film sono proiettati in lingua originale con i sottotitoli in italiano.

Mercoledì 24 novembre

19:00  INCONTRO CON KAREN GEORGIEVIČ ŠACHNAZAROV Regista e Presidente della Mosfilm. Segue la proiezione di Tigre bianca (Белый Тигр), regia di Karen Georgievič Šachnazarov, Russia 2012, durata 109 minuti.

21:00 VOLANO LE CICOGNE, ЛЕТЯТ ЖУРАВЛИ Regia di Michail Konstantinovič Kalatozov, URSS 1957, durata 97 minuti.

Giovedì 25 novembre

18:30 L’INFANZIA DI IVAN, ИВАНОГО ДЕТСТВО Regia di Andrej Arsen’evič Tarkovskij, URSS 1962, 95 minuti.

20:30 VA’ E VEDI, ИДИ И СМОТРИ Regia di Elem Germanovič Klimov, URSS 1985, durata 145 minuti.

 

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TIGRE BIANCA Белый тигр
Regia: Karen Georgievič Šachnazarov
Genere: azione, militare
Paese: Russia
Anno: 2012
Durata: 109 minuti

La Seconda guerra mondiale sta volgendo al termine. Le lunghe e faticose battaglie stanno estenuando entrambe le parti. Mentre l’avanzata delle truppe sovietiche si fa più insistente, cominciano a circolare voci riguardo a un enorme carro armato tedesco “La Tigre bianca” che appare e scompare misteriosamente nel nulla sul campo di battaglia, distruggendo tutto ciò che incontra. Nonostante non ci sia la certezza dell’esistenza della Tigre Bianca, il comando sovietico decide di creare un carro armato per combatterlo, il modello speciale T-34. Alla testa dell’equipaggio del T-34 c’è Ivan Naidenov, un carrista ustionato gravemente in uno scontro proprio con la Tigre Bianca ma guarito miracolosamente in fretta. Dopo le ustioni, Ivan Naidenov ha dimenticato il suo passato e anche il suo nome ma ha anche sviluppato un’incredibile abilità: può comprendere il linguaggio dei carri armati sovietici che gli chiedono di aiutarli a sconfiggere la Tigre Bianca, nemico comune. La Tigre Bianca rappresenta la guerra in tutti i suoi orrori e come metafora della perenne lotta tra il Bene e il Male. Un chiaro riferimento nel film va alla “bestia bionda da preda” di Nietzsche nei momenti in cui ad annunciare l’apparizione della Tigre Bianca c’è la musica di Wagner. Naidenov alla fine del film annuncia che rimarrà vigile anche se la guerra è finita perché la bestia è ancora là fuori, assopita e in attesa del momento giusto per risvegliarsi.

VOLANO LE CICOGNE Летят журавли
Regia: Michail Konstantinovič Kalatozov
Genere: guerra, drammatico
Paese: URSS
Anno: 1957
Durata: 97 minuti

Mosca 1941, all’indomani dell’attacco tedesco, durante la Grande Guerra Patriottica. Boris Borozdin e Veronika, due giovani fidanzati camminano per Mosca e notano un cuneo di cicogne che vola sopra la città. È quasi l’alba del 22 giugno 1941, i due innamorati tornano a casa: la stessa mattina comincia la Grande Guerra Patriottica. Boris si arruola volontario e parte per la guerra. I genitori di Veronika muoiono sotto un bombardamento e la giovane viene accolta in casa del padre di Boris, il dottor Fëdor Ivanovič Borozdin. Boris viene dato per disperso. Veronika, durante uno dei bombardamenti viene violentata da Mark, cugino di Borozdin che da tempo le fa la corte. È costretta a sposare Mark senza smettere di pensare che il suo fidanzato sia ancora vivo: Boris è invece morto mentre soccorreva l’amico Stepan. La famiglia Borozdin viene evacuata oltre gli Urali. Veronica lavora come infermiera in un ospedale, dove il primario è Fëdor Ivanovič. Veronika decide di suicidarsi gettandosi da un ponte sotto un treno in corsa ma proprio in quel momento salva un ragazzino che sta per essere investito da un camion, il suo nome è Boris e si è smarrito.

L’INFANZIA DI IVAN Иваного детство
Regia: Andrej Arsen’evič Tarkovskij
Genere: guerra, drammatico
Paese: URSS
Anno: 1962
Durata: 95 minuti

L’infanzia di Ivan è il primo lungometraggio diretto da Andrej Tarkovskij. Il soggetto è tratto dal racconto Ivan di Vladimir Bogomolov e nel 1962 vinse il Leone d’oro come miglior film alla XXIII Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ex aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlini.

Seconda guerra mondiale, linea Stalin sul fronte orientale nella zona del fiume Dnepr. Il dodicenne Ivan, rimasto senza entrambi i genitori ‒ probabilmente il padre è morto al fronte e la madre è stata uccisa ‒ è abile ad attraversare le linee nemiche, dapprima viene accolto dai partigiani sovietici e poi si unisce all’esercito regolare sovietico contro gli invasori nazisti. Il colonnello Grjaznov e il capitano Kholin si prendono cura del ragazzino, prezioso perché riesce a muoversi con scaltrezza in quei territori impervi e viene inviato in missioni esplorative oltre le linee nemiche. Dopo una di queste missioni particolarmente difficile in cui Ivan viene messo a dura prova, Grjaznov vorrebbe allontanarlo dal fronte per proteggerlo e farlo entrare alla scuola militare, per proteggerlo. Il ragazzo però vuole continuare a lottare in prima linea, perché non vuole sottrarsi dalla guerra come un vigliacco o un invalido. Kholin e Galtsev accompagnano Ivan attraverso il fiume, fin dov’è possibile, per quella che sarà la sua ultima missione, lo attenderanno infatti invano mentre cade la prima neve: Ivan non farà mai più ritorno. A guerra finita, nella Berlino occupata dalle forze sovietiche, Galtsev, negli uffici abbandonati del Reichstag fra i fascicoli dei prigionieri giustiziati trova anche il nome di Ivan e scopre che il ragazzino è stato impiccato.

VA’ E VEDI
Иди и смотри
Regia: Elem Germanovič Klimov
Genere: guerra, drammatico
Paese: URSS
Anno: 1985
Durata: 145 minuti

1943, Grande Guerra Patriottica. La Bielorussia è occupata dai tedeschi. Un ragazzo di sedici anni, Fljora, vuole seguire i partigiani, nonostante sua madre sia contraria. Si unisce così alle brigate nella foresta, dove però i partigiani più adulti lo sfruttano. Incontra una sua coetanea sfuggita alla deportazione, Glaša, desiderosa di piacere ai ragazzi. Quando si ritrova sola con Fljora, che è stato lasciato indietro dai partigiani, cerca di sedurlo ma lui la respinge. A interrompere questo intenso momento tra i due adolescenti è il passaggio di un ricognitore tedesco che precede la discesa di paracadutisti e che segna l’inizio del combattimento. Impauriti, Fljora e Glaša riescono a nascondersi durante la notte. Il giorno dopo si recano al villaggio in cui vive la famiglia di Fljora ma, una volta arrivati, lo trovano vuoto, i tedeschi ci sono già passati, uccidendo molta gente. Fljora è sconvolto, i suoi famigliari non sono tra i sopravvissuti rifugiatisi nelle paludi, sono morti. Anche Glaša, spaventata dalla sua reazione, lo abbandona. Fljora, si unisce a tre sbandati armati ma presto anche loro vengono uccisi in un campo minato. Si rifugia in un villaggio che però viene rastrellato dai soldati tedeschi e Fljora assiste terrorizzato e impotente al massacro degli abitanti, si salva però perché sviene e viene creduto morto.
Nelle scene finali vediamo un Fljora più adulto che, in un impeto di rabbia, riesce finalmente a sparare e lo fa contro un ritratto di Hitler. Delle immagini ricordano le atrocità e le conquiste del dittatore fino ad arrivare all’ultima immagine di un Hitler neonato in braccio alla madre, Fljora abbassa il fucile e corre per unirsi alla colonna di partigiani che si sta allontanando.