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CorpoAzione – Presentazione “Body Act” Rote Zora + performance “Infirmitas Sexus” Noema Pasquali

CorpoAzione – Presentazione “Body Act” Rote Zora + performance “Infirmitas Sexus” Noema Pasquali da SABATO 21/01 a DOMENICA 22/01 2023
CORPO AZIONE
-Sabato 21 gennaio ore 18:00 “Infirmitas Sexus” performance di Noema Pasquali
-Domenica 22 gennaio ore 18:00 presentazione del libro “Body Act – Body suspension, piercing e tatuaggi” con l’autrice Rote Zora
Uroboro Bookshop
Via Ascoli Piceno, 21 Roma
Curato da Uroboro Bookshop e Marta Gabrieli
Ingresso gratuito, posti limitati
Per prenotazioni: uroborobookshop@gmail.com, 06 64851272
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Quando un corpo è azione?
E’ azione quando comunica, quando si ribella, quando diventa voce, quando supera dei limiti e valica le porte della percezione.
Corpo è azione non semplicemente nel momento in cui esiste. Se vive, sopravvive, si trasforma, allora è azione, allora diventa immortale.
La performance “Infirmitas Sexus” di e con Noema Pasquali è un lavoro semiotico di decostruzione del corpo; un genere specifico diventa un soggetto generico. Agendo sulla simbologia degli organi riproduttivi e nel rifiuto di questi come mezzo tradizionale di conservazione culturale il corpo diventa un corpo politico, forte nel suo essere e assertivo nel rivendicare il proprio sè. Una lunga ricerca dell’ artista sulla donna intesa come persona giuridica, soggetta (e ancora non del tutto liberata) al principio giuridico dell’ impedimento dovuto al sesso, l’Infirmitas Sexus per l’ appunto.
Se il corpo è azione artistica, politica, archetipa è anche il mezzo per trasformare tabu’ in virtu’, ordinario in straordinario, divieti in occasioni.
Nel libro “Body Act “ di Rote Zora attraverso testimonianze e interviste a numerosi protagonisti dell’ arte performativa, del mondo del tatuaggio come della body suspension emerge quanto trazioni o sospensioni, modificazioni corporee o tatuaggi siano azioni che consentono di sperimentare lo straordinario.
Considerato il principale terreno di colonizzazione, di controllo sociale e omologazione il corpo diventa luogo per tracciare traiettorie dissidenti .
Dal comune desiderio di azione diretta sulle proprie membra emergono le storie raccontate in “Body Act” , un viaggio collettivo verso la scoperta di mutazioni fisiche e mentali incarnate per accedere all’estremo ed esplorare luoghi lontani e inimmaginabili.
Dal corpo, attraverso il corpo, al di la’ del corpo.
Infirmitas Sexus
Nel 2015 iniziai una ricerca sulla donna come persona giuridica, cercavo soprattutto testi legislativi che analizzassero le differenze di genere, ed è così che ho trovato una legge chiamata Infirmitas Sexus, un principio giuridico che penalizza le donne… semplicemente in quanto tali.
Il principio giuridico dell’impedimento per sesso (ovviamente femminile) è stato forse il più difficile da rimuovere nell’ordinamento italiano. Le battaglie per la parità di trattamento vanno di pari passo con quelle del riconoscimento della differenza di genere ed eliminare, pezzo dopo pezzo, l’infirmitas sexus dalla legislazione e dai codici civili e penali rappresenta ancora una lunga battaglia.
Questo principio nasce proprio dalla differenza di genere, differenza che allora non riconosceva la donna come soggetto giuridico con pari diritti nei confronti del soggetto maschile. Non si trattava solo di discriminazione sessuale, ma di una vera e propria differenza di genere con cui venivano punite le donne. Legislazione che non riconosceva pari valore alle donne. Una differenza di genere che le ha discriminate sminuendole, riducendole, confinandole, marchiandole. D’altra parte, come testimonia il nome in latino, questo principio appartiene alla nostra storia. La condizione giuridica della donna già nell’antica Roma si delineava con i tratti tipici di una disciplina speciale e assumeva contorni definiti anche dalla legislazione, basata sui costumi, gli antichi usi e costumi dei padri, su cui si fondava la maggior parte delle leggi romane .
Nell’antica Roma le donne erano soggette a varie limitazioni e non esisteva, ed era apertamente dichiarato, nessuna ragione valida per tali restrizioni di azione, se non la Stregoneria. Era quindi giusto e necessario che le donne fossero guidate dall’autorità dei tutori, che consigliassero loro in considerazione della loro infermità. Mulieres omnis propter infirmitatem consili maiores in tutorum potestatem esse voluerunt – scriveva Cicerone nel 63 a.C. Incessanti furono anche gli sforzi dei Greci per controllare i corpi femminili; tanto da dar vita ad un sistema sociale di riproduzione che garantisse agli uomini una prole proveniente solo, e con certezza, dai corpi femminili da loro scelti.
Con il diritto romano nasce anche il diritto di manipolare la sfera privata da parte delle istituzioni. Nell’esperienza giuridica romana troviamo la prima disciplina che impone uno status giuridico discriminante alle persone di sesso femminile: la differenza tra uomo e donna era legata all’appartenenza a un genere diverso. La situazione soggettiva delle donne nel mondo romano è stata quindi modellata su parametri di estraneità alle strutture costituzionali, inferiorità nei rapporti giuridici ed esclusione dall’esercizio del potere politico. Viene così accertato il significato giuridico di una differenza tra i sessi, in quanto tale, e di conseguenza lo statuto speciale della donna il cui scopo sembra essere quello di istituire regimi normativi complementari per il sesso maschile e femminile, ai quali assegnare una funzione giuridica predeterminato. Lo scopo della procreazione è riservato al matrimonio, che in pratica deve compiere la moglie, e il figlio nasce poi nella condizione giuridica in cui si trova il padre al momento del concepimento, nel caso di regolare matrimonio. La madre non ha potere sui figli.
Un concetto come quello espresso dal termine genere legato all’appartenenza sessuale allora non esisteva. In questo senso è in uso solo da pochi anni, e traduce la parola inglese gender, introdotta dal femminismo per indicare che la differenza tra i sessi non è solo biologica, ma è socialmente e culturalmente costruita; Nella prospettiva della distruzione del concetto di genere, non appare possibile incorporare soggetti che vadano oltre la coppia normativa uomo/donna poiché cadrebbe la struttura fondante dell’istituzione patriarcale e verrebbe meno l’identificazione di ruoli precostituiti e complementari, che distruggerebbe il vincolo sacro del matrimonio così funzionale alla potestà genitoriale e alla manipolazione della sfera privata da parte del potere.
Il soggetto in quanto tale, riconosciuto nei diritti fondamentali, non esisterebbe, e si perderebbero le nozioni storicistiche, naturalistiche e soprattutto statistiche laddove l’istituzione non è altro che una forma di controllo.
Ma quando l’individuo si riappropria, agendo all’interno del sistema istituzionale, scomparendo come ruolo funzionale e quindi come soggetto di genere, rifiutando così di essere meccanismo nell’autopoiesi del sistema, allora forse si crea una nuova prospettiva.
Infirmitas Sexus è un lavoro semiotico di decostruzione del corpo come simbolo di un genere specifico, non una mutilazione, non c’è privazione di sé o violenza sul sé ma una manipolazione semiotica che fa del soggetto di genere un soggetto generico e anche forte nel suo essere, assertivo nel rivendicare il sé in quanto tale; in questa prospettiva si agisce sulla simbologia degli organi riproduttivi e nel rifiuto di questi come mezzi tradizionali di conservazione culturale attraverso la riproposizione del riferimento onirico alla figura archetipica.
Una figura vestita di bianco entra in una stanza, purificando l’aria con incensi, attraversa la folla, va a sedersi sul trono e, mentre guarda il pubblico, inizia a compiere il rito. La figura potrebbe ricordare quella di una donna in procinto di sposarsi, la prima ispirazione venne infatti da Elisabetta I, che si oppose al matrimonio e decise di regnare come regina, “ho sposato la mia causa” affermò. L’abito bianco è stato sottratto dai cattolici alle antiche tradizioni, ai riti sacri, alle sacerdotesse e alle vestali, e ridotto proprio a simbolo di purezza, per costringere una donna ad essere vergine fino a prima di sposarsi, altrimenti la donna rischiava di perdere un certo valore .
Noema Pasquali
Body Act – Body Suspension, piercing e tatuaggi
Di Rote Zora
Edizioni Agenzia X
Interviste a: G.P. • Mr. Fab • Francesco ZAC Cervi • Tota • Genziana Cocco • L’Ele • Betti Marenko • Angelo Pezzola • Bruno BMA • Noema Kali • Elvia Iannaccone • Enrico Neuromaligno • Brenno Alberti • Angelo Nardò • Rudy De Amicis • Nicola Bloody CirKus • Antares Misandria • LaMiss • Martina • Alice Tank Ready
pp. 288 • illustrato • 2022
ISBN 978-88-31268-71-4
Trazioni o sospensioni, scarificazioni, piercing o tatuaggi sono azioni che consentono di sperimentare lo straordinario.
Perché le modificazioni corporee si stanno diffondendo nel mondo? Forse perché ci sono sempre più persone che insistono a rifiutare l’osceno quotidiano?
Il disagio, l’inquietudine, la rabbia che monta dentro le vene e che storicamente si esprime nelle strade in proteste, sommosse e occupazioni, oggi sembra esplodere anche sui corpi. La pelle e la carne diventano il luogo concreto su cui tracciare future traiettorie dissidenti, come cicatrici che rappresentano risorse, potenzialità e contraddizioni, ponendo il dolore al centro della ricerca.
Considerato il principale terreno di colonizzazione del controllo sociale e dell’omologazione, il corpo è per eccellenza il mezzo per trasformare i tabù in virtù, i divieti in occasioni, l’ordinario in straordinario, fino a superare il limite tra sogno e realtà.
Dal comune desiderio di azione diretta sulle proprie membra emergono le storie qui raccontate. Body act è un viaggio collettivo verso la scoperta di mutazioni fisiche e mentali incarnate per accedere all’estremo ed esplorare il punto ultimo, quello più lontano e inimmaginabile.
Rote Zora (Elisa Fosforino) è laureata in Storia e critica dell’arte, appassionata di body suspension, controculture, Internazionale Situazionista e anarcofemminismo.
Ha pubblicato Mutate or die. In viaggio con la Mutoid Waste Company (Agenzia X, 2020).

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