Palestina all’Eat Up! 2022

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da SABATO 24/09 a DOMENICA 25/09 2022
Anche quest’anno saremo presenti all’Eat Up 2022 con le nostre specialità culinarie palestinesi, artigianato tradizionale e pubblicazioni letterarie e politiche.
Vi aspettiamo alla Ex-SNIA la sera di sabato 24 e per il pranzo di domenica 25 settembre fino a pomeriggio inoltrato.
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HUMMUS E FALAFEL, CIBO DI STRADA DALLA PALESTINA
La tradizione culinaria è certamente parte delle manifestazioni culturali e identitarie di un popolo. Pertanto anche quest’anno partecipiamo a questo evento consapevoli di contribuire nel contrastare l’ennesimo esercizio paradigmatico di espropriazione dell’occupazione sionista. In occasione di questa iniziativa infatti, riteniamo significativo rivendicare e difendere la nostra identità rappresentata, come ben sappiamo, anche dalla produzione gastronomica tipica.
E’ sostanziale comprendere che effetto ha l’appropriazione della cucina tradizionale araba sull’identità del popolo palestinese. Il Falafel e l’hummus, in special modo, rappresentano i più comuni cibi di strada arabi ed hanno acquisito oramai lo status semiotico dell’espropriazione dell’identità culinaria araba in generale, palestinese in particolare.
I prodotti tipici vengono sottratti all’identità dei colonizzati così come le terre vengono loro espropriate e assetate, gli ulivi sistematicamente sradicati.
Comprendere i subdoli effetti che la “de-arabizzazione” della tradizione gastronomica tipica ha sull’identità non è quindi un capriccio, piuttosto una necessità oggettiva.
Elementi come la tradizione gastronomica fanno parte di ciò che un individuo riconosce come cultura di appartenenza; ad essa si aggiungono tradizioni e storia condivise, la lingua, il territorio, l’identificazione in un entità sociale rappresentativa, tutti elementi che nell’insieme formano ciò che fino ad ora è stato comunemente riconosciuto come Identità nazionale. Ricette e piatti della cucina locale sono, come è ovvio che sia, rappresentativi per i palestinesi, per i popoli arabi così come per le comunità della diaspora.
Oramai la comparsa di falafel e hummus tra i coloni “israeliani” in Palestina che, nell’affannoso tentativo di creare una cultura che li accomuni, tentano di “emanciparsi” dalle abitudini associate ai loro stili di vita europei e occidentali, genera l’ennesimo paradosso: attraverso il concetto illusorio di “cucina nazionale” si cerca la propria unità nella sottrazione al colonizzato di quella stessa cucina tradizionale tipica. L’obiettivo finale del sionismo è rimasto sempre quello di puntare alla distruzione dell’identità stessa del popolo palestinese, risultato che, non certo perseguibile con la sola pulizia etnica, ha necessitato l’elaborazione di una ben più complessa strategia.
A chi è solidale con la causa del popolo palestinese chiediamo di contrastare qualsiasi tentativo di aggressione e espropriazione culturale teso alla normalizzazione di “Israele”: senza la necessaria consapevolezza delle sfaccettate e subdole insidie del sionismo è difficile offrire un reale e sincero sostegno internazionalista alla nostra causa.

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